Napoli, a Cagliari la risolve Mertens

Il Napoli espugna il Sardegna Arena e mette a segno un'altra vittoria senza subire gol, questa volta grazie ad un colpo di Ciro Mertens che realizza lo 0-1 alla sua maniera.

La squadra di Gattuso impone ai sardi il proprio gioco e contestualmente riesce a rimanere compatto quando il Cagliari prova qualche sortita offensiva. Si è visto un buon palleggio e una pressione più alta rispetto a quella vista in Coppa Italia contro l’Inter, ma è un processo di crescita che ancora non può dirsi concluso, anzi c’è da lavorare ancora tanto. Sicuramente la profondità e la qualità della rosa sono elementi che possono fare da accelerante nella ricerca della cura definitiva al virus che ha colpito il Napoli portandolo a galleggiare in una classifica ancora impietosa.

 Come detto la vittoria dei partenopei è targa Mertens e non è un caso che in queste partite, dove il Napoli si ritrova compatto e non arrembante al limite del precipitoso, le vittorie sono frutto del talento del singolo. Insomma, un Napoli più operaio che può risolverla grazie alla grande qualità di calciatori che pian piano riprendono fiducia in sé stessi, ed è proprio il caso di Ciro Mertens che, diatribe e malumori da rinnovo di contratto a parte, se considerato importante ripaga con grandi prestazioni il tecnico. Come Mertens anche Fabian ha giocato la sua seconda gara da titolare consecutiva per mettere minuti nelle gambe ed accrescere certezze e fiducia, ma forse il vero simbolo di questa rinascita azzurra è Manolas.

Emblematico l’abbraccio a denti stretti tra lui e Gattuso che certifica il greco come pilastro della difesa azzurra in grado di non subire gol tra Milano e Cagliari. Nel frattempo, il gioiellino Elmas cresce e gradualmente anche Politano entra a pieno ritmo nelle rotazioni, in attesa dei rientri al 100% di Koulibaly ed Allan, soprattutto a livello mentale.

Ecco se il Napoli riesce a tenere alta la tensione con l’unico scopo di vedere partita dopo partita i progressi raggiunti e conseguirne di nuovi ogni volta, allora anche la classifica potrebbe essere meno impietosa.

Nelle prossime settimane gli azzurri affronteranno il Barcellona e l’Inter che decideranno il futuro nelle coppe, in ballo c’è una finale di Coppa Italia alla portata del Napoli e un affascinante quanto difficile impegno in Champions, gli esami per Gattuso non finiscono qui…

CAGLIARI (4-3-2-1): Cragno; Pisacane, Klavan, Walukiewicz (70' Mattiello), Pellegrini; Nandez, Cigarini (82' Birsa), Ionita; Pereiro (67' Paloschi), Joao Pedro; Simeone. A disposizione: Ceppitelli, Lykogiannis, Oliva, Olsen, Rafael, Ragatzu. Allenatore: Maran.

NAPOLI (4-3-3): Ospina; Di Lorenzo, Manolas, Maksimovic, Hysaj (79' Rui); Ruiz, Demme (60' Insigne), Zielinski; Callejon (67' Politano), Mertens, Elmas. A disposizione: Ghoulam, Karnezis, Llorente, Lobotka, Luperto, Meret. Allenatore: Gattuso.

ARBITRO: Doveri. MARCATORI: 66' Mertens (N).

NOTE: Ammoniti Joao Pedro, Walukiewicz, Nandez (C); Zielinski (N). Recupero 0' e 5'.

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Cagliari-Napoli con il tridente sarriano. Gattuso ringhia

Conclusa la sbornia post Inter-Napoli di Coppa Italia è il momento di calarsi nuovamente nella triste realtà di campionato dove gli azzurri continuano ad alternare le prestazioni, galleggiando nel limbo di una classifica decisamente avvilente.

Gattuso arriva carico in conferenza stampa facendo l’elenco degli indisponibili, Lozano, Milik, Koulibaly ed Allan, quest’ ultimo per scelta dello stesso mister che ha dichiarato di avergli visto fare “grandi passeggiate” in allenamento e per tanto “resta a casa” e non partirà per la partita di Cagliari. Solo gente che ha in mente il Napoli 24 ore su 24 e che va a 300 all’ora negli allenamenti, questi i dogmi di mister Rino che non fa sconti a nessuno e non vuole più cali di concentrazione né brutte sorprese in campo come contro il Lecce sette giorni fa al San Paolo. La sfida contro i sardi di domenica alle 18:00 è sicuramente molto sentita per gli uomini di Maran e per i tifosi del Cagliari in generale, storica la rivalità con i partenopei, per questo sarà un match delicato dove entrambe le squadre sono in cerca di rivalsa.

Quindi con ogni probabilità si rivedrà, per via anche delle assenze, un attacco da ritorno al passato targato Insigne-Mertens-Callejon, con il belga che ha impressionato Gattuso per astuzia e qualità che riesce a mettere al servizio della squadra in ogni occasione anche nelle più impensabili. Ripartire dalla vecchia guardia per dare una stabilità e una continuità ai risultati, riabbracciando il talento ritrovato di Fabian Ruiz e la prima convocazione dopo mesi di Ghoulam, reduce da un calvario sena fine.

Servirà quel Napoli solido e compatto visto in coppa che riesce a soffrire per poi ripartire, nonostante questo voglia dire abbassare la pressione di 15 metri perché attualmente gli azzurri non sono in grado di sostenere il pressing ultra-offensivo al quale Gattuso aspira. Giocare a tutto campo con gamba coraggio e tanta qualità è l’obiettivo finale dell’attuale guida tecnica, ma per adesso c’è da mettere tanto fieno in cascina per uscire da questo limbo avvilente.

PROBABILI FORMAZIONI

CAGLIARI (4-3-1-2) Probabile formazione: Cragno; Mattiello, Pisacane, Klavan, Pellegrini; Nandez, Cigarini, Ionita; Pereiro; Joao Pedro, Simeone. All. Maran

NAPOLI (4-3-3) Probabile formazione: Ospina; Hysaj, Manolas, Maksimovic, Mario Rui; Fabian, Lobotka, Elmas; Callejon, Mertens, Insigne. All. Gattuso

 

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Napoli ammazza grandi. Una magia di Fabian affonda l'Inter

Liverpool, Lazio, Juventus e ora l’Inter, sono le vittime prestigiose di questo Napoli dai due volti, che regala troppo spesso prestazioni ondivaghe ma con una costante quella di ritrovarsi vincente contro le grandi squadre o quanto meno partendo da sfavorita riesce ad esprimersi al meglio.

Gattuso incarta Conte cosi come fatto con Sarri, nonostante le assenze di Koulibaly ed Insigne il Napoli è compatto e reattivo sotto la linea della palla, lasciando il possesso ai tre centrali dell’Inter per poi far salire il pressing ai 35/40 metri con le mezz’ali e Mertens in continuo pressing sul regista neroazzurro.

Si dirà che è stata una vittoria all’italiana dove i partenopei hanno pensato a difendersi e ripartire, e tutto sommato alla fine è andata proprio cosi anche se forse nelle idee di Gattuso c’era una fase di possesso più coraggiosa, vista solo a sprazzi nel primo tempo. Proprio nei primi 45 minuti il Napoli ha avuto due palle gol con Mertens e Zieliński riuscendo ad arrivare al tiro in posizione favorevole dopo una azione imbastita dal basso riuscendo ad uscire con il palleggio dalla pressione alta degli uomini di Conte.

Nella ripresa l’Inter parte meglio e gli azzurri arretrano un po' troppo non riuscendo più a ripartire veloci come nel primo tempo. Ma in uno dei pochi contropiedi riusciti ai partenopei arriva il gol della vittoria, una magia di Fabian Ruiz, un tiro a giro che si insacca sotto la traversa alle spalle di Padelli dopo un uno duo rapido al limite dell’aria, lo spagnolo alla sua maniera si libera e lascia andare il suo sinistro.

Finalmente Fabian verrebbe da dire, perché il talento del miglior calciatore dell’Europeo under 21 scorso sembrava essersi perduto. Anche nel match contro l’Inter è sembrato timido nel primo tempo per poi sbloccarsi grazie al gol, lasciando libero il suo estro a servizio della squadra prendendola sulle spalle per uscire palla al piede e far ripartire i suoi.

Ancora appannato Maksimovic mentre Elmas ha disputato una grande partita, il migliore insieme al baluardo Manolas, il macedone chiamato a sostituire Insigne è riuscito a dare fantasia ma anche tanto agonismo, insomma quel veleno tanto caro a mister Gattuso.

Il ritorno di semifinale si terrò il 5 marzo al San Paolo, quindi di tempo ne passerà e nel durante il Napoli dovrà affrontare una lunga risalita in campionato e un impegno importantissimo in Champions contro il Barcellona di Messi, pertanto non è dato sapere come arriveranno gli azzurri a quella data.

Sicuramente il vantaggio di aver vinto la prima partita in trasferta regala al Napoli la consapevolezza di aver due risultati su tre per poter accedere alla finale, obiettivo sempre più concreto e alla portata della compagine azzurra.

Vedremo se nelle prossime partite ci saranno altri alti e bassi nell’applicazione alle stesse, perché stimoli a parte c’è da rendere onore ad una classifica deludente e ad un popolo partenopeo che merita di vivere altre serate di festa

INTER (3-5-2): Padelli; Skriniar (1' st D'Ambrosio), De Vrij, Bastoni; Moses (29' st Sanchez), Barella, Brozovic, Sensi (21' st Eriksen), Biraghi; R.Lukaku, L.Martinez. Allenatore: Antonio Conte.

NAPOLI (4-3-3): Ospina; Di Lorenzo, Manolas, Maksimovic, Mario Rui; Elmas, Demme, Fabian Ruiz; Callejon (33' st Politano), Mertens (28' st Milik), Zielinski (37' st Allan). Allenatore: Gennaro Gattuso.

ARBITRO: Calvarese di Teramo.MARCATORI: 12' st Fabian Ruiz (N). 

NOTE: Ammoniti: Skriniar (I); Manolas, Mario Rui, Ospina (N). Recupero: 2' pt, 4' st.

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Napoli Lecce 2-3. Giua nega un rigore netto

Siamo al 15° rigore negato al Napoli, all’ennesima partita condizionata dalle decisioni arbitrali, se è vero che spesso il Napoli ci ha messo del suo attraversando un lungo periodo di crisi da autolesionisti, è anche vero che in questo stesso periodo sono passati quasi inosservati gli orrori arbitrali. Non è un errore grammaticale, parliamo volutamente di orrori e non di errori perché nell’era della VAR certe decisioni non trovano una umana comprensione, e chissà se con quei 10-12 punti in più staremo parlando di un altro campionato.

Oggi Giua l’ha fatta grossa, ammonendo addirittura per simulazione Milik che viene sgambettato in area e nonostante il VAR gli dica di andare a vedere, lui dopo due minuti di attesa decide letteralmente di rimanere della propria idea senza avvalersi delle immagini, assurdo! “Ho deciso io” una frase inquietante detta da un arbitro che non va a rivedere nel monitor l’accaduto, peccando di una superbia immotivata, dimostrando invece poca intelligenza perché poteva ricevere l’aiuto necessario dal VAR per cambiare una sua decisione balorda.

Mettiamoci che oggi i partenopei dopo un buon primo tempo hanno sprecato tanto ma nella ripresa alla prima difficoltà (vantaggio del Lecce e rigore negato) si sono demoralizzato e hanno perso quella brillantezza e sicurezza nella fase difensiva, poi è arrivato il 1-3 dei salentini da 35 metri su punizione ed è stato game over, inutile il gol di Callejon a chiudere il match sul 2-3.

Insigne e Milik sbagliano sotto porta grandissime occasioni che pensiamo non li faranno dormire stanotte, ma in generale in Napoli ha commesso errori e ha indubbiamente fatto un passo indietro rispetto alle ultime uscite. Risultato finale che suona come una mazzata su una squadra che stava ritornando grande e che immaginava una miracolosa rimonta, e di nuovo è crollata sotto i colpi dell’imprecisione dei suoi attaccanti ma soprattutto sotto una direzione arbitrale ingiustificabile.

Rialzarsi ora e preparare la semifinale di andata a Milano contro l’Inter di Conte sarà difficilissimo per Gattuso e per i suoi ragazzi, ma sarà fondamentale per dare un senso ad una stagione stregata sotto ogni punto di vista

NAPOLI (4-3-3): Ospina; Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Lobotka (1' st Mertens), Demme, Zielinski; Politano (17' st Callejòn), Milik, Insigne (32' st Lozano). A disposizione: Meret, Karnezis, Hysaj, Luperto, Manolas, Allan, Ruiz, Llorente. Allenatore: Gattuso

LECCE (4-3-1-2): Vigorito; Rispoli, Lucioni, Rossettini, Donati; Deiola (46' st Paz), Majer (23' st Petriccione), Baràk; Saponara; Falco (30' st Mancosu), Lapadula. A disposizione: Sava, Chironi, Vera, Shakhov, Monterisi, Calderoni, Maselli, Rimoli, Dell'Orco. Allenatore: Liverani

ARBITRO: Giua di Olbia

MARCATORI: 29' pt Lapadula (L), 3' st Milik (N), 16' st Lapadula (L), 37' st Mancosu (L), 45' st Callejòn (N)

NOTE: Ammoniti: Koulibaly, Zielinski, Milik, Mario Rui, Demme (N), Rispoli, Vigorito, Petriccione (L) Recupero: 0' e 5'.

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Napoli, con Koulibaly la Champions diventa possibile

Si torna a giocare di domenica pomeriggio alle 15:00 per i partenopei, contro il Lecce di Liverani il Napoli vuole continuare a vincere difronte ai propri tifosi al San Paolo. Gattuso non si fida e chiama questa partita “il trappolone”, il tecnico calabrese è conscio che sembra tutto apparecchiato per una bella vittoria, un avversario che gioca e fa giocare, i 45 mila di Fuorigrotta, l’entusiasmo del gruppo e nell’ambiente in generale per le vittorie ritrovate… ecco che qui si cela il trappolone del tutto da perdere. Per tanto ci sarà bisogno della stessa umiltà vista contro Juve e Lazio, ma anche di dare continuità al palleggio e alla voglia di buttarsi dentro per creare pericoli al Lecce senza mai mollare.

Sicuramente avere la rosa la completo, eccetto Fabian e i lungodegenti Malcuit e Ghoulam, darà un aiuto fondamentale nel corso delle gare e considerando gli impegni ravvicinati di queste settimane, facendo la differenza come avvenuto contro la Sampdoria dove chi è subentrato ha dato un grande contributo per la vittoria.

Ci sarà il ritorno dal primo minuto di Koulibaly e già questa è una notizia meravigliosa per gli azzurri, perché se il senegalese gioca come sa è il vero e proprio top player azzurro in grado di risolvere tanti problemi nella retroguardia. Ovviamente Koulibaly dovrà ripartire dalle prestazioni di livello mondiale fatte negli ultimi anni cercando di dimenticare gran parte delle partite di questa stagione. Grazie a questo importante rientro si rivedrà Di Lorenzo nel suo ruolo di terzino destro dove può esprimersi al meglio in vista anche di ricoprirlo in Nazionale nei prossimi Europei. In mezzo al campo con Demme e Zieliński si giocano un posto Allan ed Elmas con Lobotka che darà staffetta a Diego Demme, la novità invece potrebbe esserci nel terzetto offensivo. Politano ha grandi chance di essere nei primi 11 contro il Lecce in luogo di Callejon, mentre per Lozano potrebbe esserci spazio nei minuti finali per far rifiatare Insigne da attaccante sinistro, il nuovo ruolo che Gattuso ha disegnato per lui.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per continuare a vincere e portare l’entusiasmo dei tifosi azzurri al San Paolo per fare in modo che faccia la differenza come già successo in tante occasioni e allora anche le cose impossibili possono diventare possibili. Dalla rincorsa Champions in campionato all’ottavo di finale da brividi contro il Barcellona di Messi, il Napoli deve solo ritrovare sé stesso fino in fondo e vincere partita dopo partita, poi la magia dei partenopei farà il resto.

PROBABILI FORMAZONI:

NAPOLI (4-3-3): Meret; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui; Allan, Demme, Zielinski; Politano, Milik, Insigne

LECCE (4-3-1-2): Vigorito; Donati, Lucioni, Rossettini, Calderoni; Deiola, Petriccione, Majer; Mancosu; Falco, Lapadula

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Sampdoria Napoli 2-4 di forza e qualità!

Finalmente il Napoli è una squadra, e non solo per spezzoni di partita ma siamo alla terza vittoria consecutiva e la differenza questa volta l’hanno fatta i cambi dalla panchina, ricca di qualità che fa invidia a tanti. Se si pensa che ad inizio match il Napoli aveva seduti accanto al mister Gattuso gente come Mertens, Koulibaly, Politano, Allan, Lozano, Llorente…tanta roba in grado aumentare le chance di vincere le partite.

Gattuso dà fiducia a nove undicesimi di quelli che avevano battuto la Juventus, eccezion fatta per Elmas e Lobotka in luogo dell’unico assenta Fabian e dell’influenzato Demme, e viene premiato. Nella prima mezz’ora gli azzurri dominano in lungo e in largo tenendo sempre il pallone e facendolo girare in maniera rapida e precisa con un Lobotka in grande spolvero e arrivano subito i due gol. Prima Milik con una incornata di testa porta in vantaggio i suoi, ed Elmas un po' come a Sassuolo la mette dentro dopo una spizzata di testa su calcio d’angolo. A rovinare la festa ci pensa la solita magia di Fabio Quagliarella che al volo la gira nell’angolo da fuori area, un gol dei suoi… magnifico!

La ripresa ci dona una partita ancora più scoppiettante grazie alla maggiore pressione della Sampdoria che trova il pareggio di Gabbiadini assegnato dal Var che in precedenza aveva annullato un gol ai blucerchiati per fallo di mano dello stesso Manolo.

A questo punto Gattuso corre ai ripari e fa entrare Demme, Mertens e Politano in luogo di Lobotka, Callejon ed Elmas per provare a vincerla con un 4-2-4 molto offensivo. Il Napoli ritorna a fare sua la partita e la vince grazie alla prima rete con i partenopei di Diego Demme e alla prodezza allo scadere di Ciro Mertens, sugellando un a prestazione di squadra davvero convincente.

Sia chiaro, la strada è ancora lunga e questa squadra ha dimostrato che è in grado di complicarsi la vita da sola, ma allo stesso tempo ora sembra essersi orientata e focalizzato verso un obiettivo comune quello di ritornare una squadra vera degna delle qualità che possiedono. Sarà proprio questo aspetto a dare una mano a Gattuso nelle prossime settimane, perché riavere a pieni giri un rosa al completo può fare la differenza in ogni partita. Già dalla prossima gara potremo rivedere Koulibaly e Allan, con la serenità di chi fin ora li ha sostituiti alla grande e di chi come Demme e Lobotka hanno stupito nel ruolo di regista dove mancava un uomo di ruolo.

I partenopei pensano già al Lecce e non vedono l’ora di ritornare a giocare per continuare a vincere, il Napoli sta tornando…


Sampdoria (4-4-2): Audero; Thorsby, Tonelli, Colley, Augello; Ramirez (22’ s.t. Maroni), Linetty, Ekdal, Jankto (34’ s.t. Vieira); Gabbiadini, Quagliarella (29’ s.t. Bonazzoli). All. Ranieri.

Napoli (4-3-3): Meret; Hysaj, Di Lorenzo, Manolas, Mario Rui; Elmas (33’ s.t. Politano), Lobotka (15’ s.t. Demme), Zielinski; Callejon (26’ s.t. Mertens), Milik, Insigne. All. Gattuso.

MARCATORI: 3' MILIK, 16' ELMAS, 26' QUAGLIARELLA, 73' GABBIADINI, 83' DEMME, 98' MERTENS
Arbitro: Federico La Penna della sezione di Roma 1.
Ammoniti: 43’ p.t. Jankto (S), 43’ p.t. Elmas (N), 2’.s.t. Ekdal (S), 13' s.t. Ramirez (S), 42’ s.t. Linetty (S), 46’ s.t. Demme (N), 49’ s.t. Politano (N), 

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Napoli, è tornato re Lorenzo. Sconfitta la Juve adesso si riparte

Festa grande al San Paolo è caduta la Juventus di Sarri sotto i colpi di classe di Lorenzo Insigne che ha condotto alla vittoria il suo Napoli pur non essendo al meglio della condizione fisica, mettendo sacrificio e talento al servizio della squadra di Gattuso.

In uno stadio quasi pieno che si è fatto sentire per 94 minuti come contro la Lazio in Coppa Italia, i partenopei hanno conquistato lo stesso risultato, la vittoria! Seconda consecutiva per gli azzurri, già così è una notizia considerando il lunghissimo periodo senza vittoria che ha attraversato il Napoli, ma che la vittima sia stata la capolista acerrima e storica nemica, la rende stoica. Dopo il Liverpool, che tutt’ora non è ancora stato battuto da nessuna altra squadra oltre al Napoli, anche la Juventus subisce la stessa sorte, infatti i bianconeri sin ora erano stati sconfitti solo dalla Lazio e si sono dovuti arrendere ad Insigne e company.

Ma il godimento partenopeo è completo se pensiamo al ritorno di Higuain, a secco raramente contro il Napoli, e del fischiatissimo Sarri che tornano a casa masticando più amaro del solito. La squadra di Gattuso scende in campo più concentrata e aggressiva seppure un po' timida in avanti nei primi 45 minuti, per poi sciogliersi nella ripresa e trovare il doppio vantaggio su tap-in di Zieliński dopo la respinta di Szczesny sul tiro insidioso di Insigne che poi raddoppia girando al volo dall’interno dell’aria di rigore. Una partita di grande sacrificio di tutta la squadra, con un Demme sempre più fondamentale in cabina di regia (meno pronto Lobotka quando gli subentra), un Hysaj perfetto sulla destra che non fa rimpiangere un Di Lorenzo magnifico anche da centrale difensivo. Lorenzo Insigne si riprende Napoli e il Napoli con due prestazioni da grande capitano consecutive contro due grandissime squadre come Lazio e Juventus, da protagonista, da leader.

Sia chiaro, come ricorda Gattuso, c’è tanto da lavorare perché nei mesi scorsi si sono fatte tante sciocchezze e il Napoli è ancora lontano dall’essere guarito, ma queste due vittorie illustri portano entusiasmo e fiducia che possono essere un connubio determinante per una risalita verso orizzonti migliori.

Il San Paolo in festa e vicino agli azzurri è un'altra nota lieta di questa settimana positiva che fa capire quanto sia importante per questa squadra avere i propri tifosi a supporto, così da avere quella serenità e sicurezza nelle giocate che avevano paura di provare fino a pochi giorni addietro. Napoli non può fare a meno dei napoletani e viceversa, ci siamo fatti male da soli come sottolinea Gattuso, ma adesso bisogna tornare a far cantare la gente lavorando tanto con sacrificio e umiltà.

Ora con i recuperi di Mertens, Allan e soprattutto di Koulibaly il Napoli avrà più qualità e ricambi adatti a migliorare partita dopo partita, e un apporto di qualità e dinamismo arriverà da Politano, praticamente ufficializzato da Giuntoli nel prepartita.

Il Napoli dona due babà ad Higuain e Sarri.

NAPOLI (4-3-3): Meret; Hysaj, Manolas, Di Lorenzo, Rui; Ruiz, Demme (23'st Lobotka), Zielinski (35'st Elmas); Callejon, Milik (44'st Llorente), Insigne. Allenatore: Gattuso.

JUVENTUS (4-3-3): Szczesny; Cuadrado, Bonucci, de Ligt, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic (4'st Rabiot), Matuidi (27'st D. Costa); Dybala (27'st Bernardeschi), Higuain, Ronaldo. Allenatore: Sarri.

ARBITRO: Mariani di Aprilia

MARCATORI: 17'st Zielinski (N), 41'st Insigne (N), 44'st Ronaldo (J) NOTE: Ammoniti Demme (N); Bentancur, Rabiot, Bernardeschi, Ronaldo (J). Recupero: 1' e 4'.

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Napoli-Juve, il San Paolo pronto ad accogliere l'ex Sarri

È Napoli-Juventus la partita che a prescindere dalle classifiche mantiene un fascino particolare che attirerà al San Paolo almeno 45 mila persone, leggermente più fiduciose dopo la vittoria contro la Lazio, e pronte ad accogliere l’ex Sarri.

Già, sarà una gara ricca di spunti e indubbiamente il più significativo è il ritorno a Napoli del “traditore”, quello che fu il “comandante” che aveva innescato la lotta al palazzo nella sua rivoluzione del bel gioco, Maurizio Sarri. Napoli e i napoletani hanno vissuto negli ultimi anni altri diversi addii illustri come quelli di Lavezzi e Cavani, ma quelli che hanno fatto più male all’orgoglio partenopeo sono senza dubbio i trasferimenti sull’asse Napoli-Torino che hanno visto protagonisti Quagliarella e Higuain. In entrambi i casi i fischi sono stati la colonna sonora dei loro ritorni al San Paolo, in quanto rei di aver tradito i colori della città sposando la vecchia Signora da sempre nemica acerrima degli azzurri. Ma se per Quagliarella la rabbia per quella fuga improvvisa da Napoli è stata sostituita da un amore ritrovato verso Fabio alla luce delle motivazioni che obbligarono l’attaccante stabiese a scappare perché perseguitato da uno stalker, per Gonzalo Higuain il discorso è del tutto differente. Il Pipita nel suo ultimo anno a Napoli con Sarri, quello del record dei 36 gol in campionato, era diventato un idolo della tifoseria azzurra cantando e saltando sotto le curve fino a quando la Juventus non decise di pagare la clausola rescissoria di 94 mln. A quel punto il tifoso del Napoli vedeva il suo idolo scappare a fare le visite mediche di nascosto senza salutare compagni di squadra ne staff, dimenticando tutto e tutti in un lampo. Per l’attaccante argentino i fischi e le offese non sono mai mancati ogni volta che ha incontrato gli azzurri, ma il puntero si è vendicato segnando spesso al Napoli e irridendo De Laurentis, artefice unico della sua dipartita dal capoluogo campano, a suo dire.

La figura opprimente, scomoda, totalitaria del Presidente del Napoli ha creato mille problemi e ha contato sicuramente tanto nelle scelte di lasciare la città da parte di calciatori e tecnici, i quali hanno sempre rivendicato questo aspetto. Come lo stesso Maurizio Sarri che sottolinea sempre che se fosse stato per lui sarebbe rimasto all’ombra del Vesuvio, e che aver scelto Londra e non subito una squadra italiana è stato un gesto d’amore verso i napoletani (come quando dedico loro la vittoria dell’Europa League). Ma per gran parte dei tifosi azzurri non è andata proprio così e Sarri sarà accolto, molto probabilmente, con sonori fischi perché non gli viene perdonato di essersi eletto a Masaniello appiccando spesso il fuoco della polemica contro i poteri forti e le “ruberie bianconere”. Sono arcinote le frecciatine sugli aiutini alla Juventus nell’anno del sogno Scudetto, quello del calcio più bello d’Europa che unì come non mai la squadra ad un intero popolo. Ecco forse venir meno a quel patto fatto con una città che vive di questi momenti di unione di sentimenti convogliati verso un obiettivo comune (ludico o serioso che sia) ha generato una fortissima delusione nei cuori dei tifosi azzurri.

Ma il pubblico sarà diviso tra chi farà sentire la propria rabbia, chi sarà indifferente e chi per troppo amore e nostalgia cercherà di rimanere in silenzio, anche perché, dopo l’addio di Ancelotti e la crisi profonda in classifica, in molti è tornato vivo il ricordo di quel Napoli che fu.

Stasera invece i partenopei dovranno continuare quel progetto di ricostruzione mentale e tecnica iniziato contro la Lazio in Coppa Italia e, nonostante le pesanti assenze di Koulibaly, Mertens ed Allan, sarà spinto da un San Paolo delle grandi occasioni (possibile presenza allo stadio del neoacquisto Politano).

PROBABILI FORMAZIONI:

Napoli (4-3-3): Ospina; Hysaj, Manolas, Di Lorenzo, Mario Rui; Ruiz, Lobotka, Zielinski; Callejon, Milik, Insigne.

Juventus (4-3-1-2): Szczesny; Cuadrado, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Rabiot, Pjanic, Matuidi; Ramsey; Dybala, Cristiano Ronaldo.

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