Inguardabili! De Laurentis ci metta la faccia

Disastro Napoli ora si rischia seriamente di finire immischiati nella lotta per non retrocedere, si avete capito bene ora bisogna parlare di Serie B e non più di Europa, di Champions, di Scudetto, di Liverpool o Barcellona, una debacle senza precedenti.

Si è riusciti a gettare 10 anni di progressi che avevano portato il Napoli a lottare stabilmente ai vertici del campionato italiano, dalla squadra più bella d’Europa senza avere Messi o Ronaldo, con un San Paolo coinvolgente e passionale da fare invidia alla Kop di Liverpool, per finire con questa squallida controfigura che annaspa di domenica in domenica. Non c’è più nulla di ciò che c’era due anni fa quando si sognava lo Scudetto fino all’ultima giornata, un po' come stanno facendo ora Inter e Lazio, quando squadra e città erano una cosa sola, una meravigliosa cupola d’amore che si autoalimentava lasciando tutto al di fuori di essa coinvolgendo tutti sotto l’unico vessillo, quello partenopeo.

Alla fine del diciottesimo secolo in Francia cadevano le teste degli artefici di una condizione disagiata e con un grade disequilibrio tra gli stati sociali, di fatto il popolo ricercò e trovò in Maria Antonietta e in Luigi XVI i colpevoli da condannare a morte come simbolo di una rivoluzione che segnò la Storia. Nella “storia” contemporanea del Napoli il vulgus ha urlato a gran voce le teste di Ancelotti, dei calciatori dopo l’ammutinamento, di Giuntoli e adesso di Gattuso, ma non sarebbe ora che il Presidente ci mettesse la faccia? Sarebbe doveroso in realtà, considerando che il Napoli è l’unica squadra in Europa ad avere un organigramma societario totalitarista in quanto viene deciso tutto da un'unica figura, De Laurentis. I fedelissimi del patron diranno “ci mancherebbe”, “è la sua società”, nulla di più forviante invece, perché nelle società di oggi ci sono altre figure intermedie che fanno da collante e a volte da cuscinetto tra presidenza e calciatori. Ruoli specifici che necessitano di competenze ad hoc, nonché di spazio di manovra e poteri decisionali doverosi per svolgere tali compiti, una società che sia composta da un direttore generale e un direttore sportivo pensanti con forza d’acquisto e di parola. Tutto questo, la norma in tutte le altre squadre, avrebbe impedito che negli anni le funeste e improvvide uscite del Presidente minassero anno dopo anno le fondamenta di un gruppo di calciatori e i rapporti con gli allenatori recenti. Ma veramente pensavate che tutto sarebbe passato in cavalleria solo perché la verve, ormai nota di De Laurentis, sia un diritto del presidente in quanto tale? Il conto è servito, ora che non si vince più, che non c’è più l’amore del San Paolo, che i calciatori sembrano spaesati, impauriti e senza un’identità, quelle crepe nelle fondamenta minate negli anni, ora sono diventate macerie. Le ingerenze e gli sproloqui contro i calciatori e gli allenatori che sono scappati via ed etichettati troppo facilmente come amanti avidi del dio denaro perché faceva comodo che il popolo la pensasse cosi, e in troppo ci siamo cascati. Dove è ora il signor De Laurentis, che raccolga tutto ciò che disseminato in questi anni, che come tutte le altre componenti ci metta la faccia, per una volta ammetta i propri errori e soprattutto i propri limiti, delegando a professionisti del settore le scelte e i modi di fare calcio. Trovi la saggia via di mezzo tra il mettere tutto nelle mani di un uomo solo, come fu ai tempi di Pierpaolo Marino (dal quale si sentì tradito e da quel momento decise di prendere in mano lui tutto e non delegare più a nessuno) e l’attuale versione del padre padrone.

Il risveglio è terribile, come andare a letto per anni in un lussuoso Hotel 5 stelle e trovarsi il mattino seguente in un monolocale traballante nelle peggiori periferie col rischio di essere persino sfrattati. Situazione troppo paradossale quanto tristemente concreta da affrontare in quanto tale, ma calarsi nella parte non è affatto facile e il rischio di perdere la categoria è sempre più alto.

NAPOLI (4-3-3): Ospina; Hysaj, Manolas, Di Lorenzo, Luperto; Allan (11' st Demme), Fabian Ruiz, Zielinski (19' st Lozano); Callejon (30' st Llorente), Milik, Insigne. ALL.: Gattuso. 

FIORENTINA (3-5-2): Dragowski; Milenkovic, Ger. Pezzella, Caceres; Lirola, Benassi, Pulgar, Castrovilli, Dalbert (42' st Ceccherini), Cutrone (21' st Vlahovic), Chiesa (33' st Sottil). ALL.: Iachini. 

ARBITRO: Pasqua di Tivoli. MARCATORI: 26' pt Chiesa (F), 29' st Vlahovic (F)