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Caos Napoli, tutti contro tutti. E adesso...

Sono passati pochi minuti dopo il fischio finale di Napoli-Salisburgo quando nello spogliatoio azzurro succede qualcosa di imprevedibile, clamoroso, inaspettato dai risvolti inquietanti forse irrecuperabili, che traccia un solco enorme tra la squadra e la proprietà, squarciando l’intero ambiente Napoli e destabilizzando gli animi dei tifosi… ammutinamento!
Un gesto estremo mai visto primo all’ombra del Vesuvio, un’esasperazione che evidentemente covavano da anni i senatori della rosa nei confronti della presidenza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la comunicazione del ritiro tramite la radio a mezz’ora dalla conferenza stampa di presentazione del match di Champions, in perfetto stile De Laurentis. Dichiarazioni che si sommano a quelle delle settimane precedenti su Mertens e Callejon per le trattative dei loro rinnovi, dove il presidente si è nuovamente lasciato andare a sproloqui mettendo in difficoltà, pubblicamente, i suoi tesserati. Se è vero che un presidente ha il diritto di dire la sua e di fare gli interessi del club, non potendo competere con offerte plurimilionarie dalle squadre cinesi per i propri giocatori oltre la soglia dei trent’anni, è altrettanto importante sostenere pubblicamente i calciatori azzurri a prescindere. Soprattutto se si tratta di due ragazzi che da 7 stagioni corrono per la maglia azzurra, diventando idoli della tifoseria per il loro attaccamento al club e alla città, aggiungiamo poi che Ancelotti ne aveva chiesto il rinnovo nel più breve tempo possibile, ed ecco che ADL scava sempre più quel solco tra lui e tutto il resto. Padre padrone si diceva un tempo, condito con una sfilza di parole grosse e grossolane vomitate negli anni a discapito dei suoi tesserati e non solo, ne sono esempi i dolorosi, e con mille strascichi polemici, gli addi di personaggi come Marino, Mazzarri, Benitez, Sarri, Cavani, Higuain, Reina, per citarne alcuni tra i più eclatanti. Se poi le invettive riguardano chi gioca attualmente nella rosa come quelle infinite su Insigne, e come detto in precedenza sui giocatori da rinnovare, non sono stati risparmiati nemmeno i calciatori in procinto di essere acquistati come Manolas o quelli in trattative come fu per Benzema che non risparmiò una piccata risposta al patron azzurro.
Tutto pesante e deprecabile, ma che non può in nessun modo giustificare l’ammutinamento dei calciatori verso la società per la decisione di non interrompere il ritiro. Un gesto che umilia e mortifica in primis i tifosi del Napoli che ora sono, comprensibilmente, adirati nei confronti dei calciatori per essere venti meno ai lori impegni, dimenticando che c’è un’intera stagione da portare avanti nel rispetto dei sogni e dei sacrifici di chi li sostiene ogni domenica, sia se splende il sole sia se c’è la tempesta. Questo aspetto di mettere i colori azzurri prima di tutto a prescindere dalle condizioni complicate è la condicio sine qua non fondamentale e imprescindibile che i partenopei chiedono ai calciatori. Così, la polveriera azzurra rischia di esplodere e riemergono tutte quelle polemiche sopite ma mai cancellate di media e supporters, nel mirino ovviamente la professionalità dei calciatori che per i milioni che guadagnano possono sacrificare qualche settimana lontano dalle famiglie dimostrando di essere uomini e non adolescenti arricchiti. Non mancano le dure critiche ad Insigne per il doppio ruolo di napoletano e capitano del Napoli, reo di non aver pensato, proprio lui, alla città prima che ai malumori dello spogliatoio. Peggio va ad Ancelotti attaccato trasversalmente per le prestazioni in campo, per essersi imposto con il Presidente in sede di mercatato ed infine per non aver contenuto la rivolta del gruppo. Ma solo un uomo dello spessore di Carletto può cercare di ricucire il tutto facendo leva su tutta la sua esperienza a grandi livelli da calciatore e da allenatore.
Il comunicato della società che sottolinea in maniera fredda e sostanziale che si riserva di agire per vie legali per salvaguardare i diritti e l’immagine del Club in tutte le sedi opportune è una vera e propria dichiarazione di guerra. Machiavellico il non aver annullato l’allenamento a porte aperte di giovedì, precedentemente organizzato e reso inaccessibile alla stampa in un secondo momento, perché porta a pensare che l’avvenimento possa diventare la gogna per i calciatori, lasciati in pasto alla rabbia dei tifosi azzurri. Ipotesi malefica che sancirebbe l’ennesima vittoria di De Laurentis ai danni dei propri tesseranti ma a discapito del popolo azzurro, perché questo clima non fa bene a nessuno e porta allo sfascio un giocatolo che vedeva il Napoli a grandi livelli da 10 anni a questa a parte.
E adesso…

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