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Il Castelluccio affonda la Democrazia Cristiana del dottor Vincenzo Liguori

Scontro politico tra scarlatiani e fanfaniani e tra contiani e delmesiani.

Agli inizi del 1970 sorge la zona industriale.  Dopo i fatti di sangue del 1969 si dimette il Consiglio Comunale ed arriva il commissario prefettizio Casello, che traghetta Battipaglia a nuove elezioni. Nel frattempo  scoppia la guerra tra fanfaniani e scarlatiani all’interno del partito della Democrazia Cristiana. La balena bianca si spacca in due tronconi: gli scarlatiani si proclamano indipendenti e si candidano sotto il simbolo di una lista civica denominata il “Castelluccio”, a cui aderirono anche altri soggetti politici di diversa appartenenza partitica. Gli elettori premiarono “Il Castelluccio”, ma la Democrazia Cristiana riuscì comunque ad mettere a capo della città un uomo nuovo: il dottor Vincenzo Liguori, il quale non riuscì a governare poiché gli uomini del Castelluccio con l’entrata nella DC, prima lo sfiduciarono e dopo consegnarono lo scettro amministrativo nelle mani del dottor Felice Crudele (sindaco dal 1971 al 1975).  Lo scontro politico si affievolisce con le amministrazioni Garofalo, Vicinanza e Giovine, la Democrazia Cristiana, raggiunge una certa compattezza ed i partiti di opposizione si fanno sentore molto meno. Pertanto, sul versante economico la città di Battipaglia tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta cresce a dismisura, scala classifiche nazionali, diventando una delle prime cento città d’Italia. C’è un grosso sviluppo, nasce la zona industriale e con essa s’insediano aziende importanti, multinazionali, generando la nascita di piccole aziende per l’amministrazione del conto terzi e dell’indotto. Si consolida il polo della plastica, della gomma e di tutti quei prodotti utili alla costruzione dell’auto della FIAT.  Contemporaneamente l’agricoltura vive momenti di grosso rilanci, un grosso passa in avanti viene fatto dai braccianti agricoli che ottengono il massimo delle tutele dopo le lotte sindacali fatte dalla generazione precedente. Urbanisticamente Battipaglia cresce ancor di più, sul territorio arriva l’INPS, l’INAIL, si inaugura finalmente l’ospedale Santa Maria della Speranza, si costruisce la Caserma dei Carabinieri mentre quella della Polizia non sarà mai più completata. Si moltiplicano i lavori pubblici, con opere faraoniche: stadio, palazzetti dello sport, ville comunali etc…etc… Non manca la guerra di camorra, con vittime tra gli affiliati dei clan di Bellizzi ed Eboli, che spadroneggiano sul territorio cittadino. Sono gli anni del pentapartito, degli uomini della prima Repubblica, la politica locale subisce il condizionamento dell’ex ministro socialista Carmelo Conte e dell’ex deputato democristiano Paolo Del Mese, all’epoca pupillo del senatore Andreotti. Battipaglia resterà schiacciata politicamente tra queste due fazioni fino all’era di tangentopoli. Nei primi anni Novanta il Comune viene dichiarato dissestato, troppi debiti: l’ente fallisce e i tributi locali cominciano ad impennarsi drasticamente. Nel 1994, i cittadini di Battipaglia, con la nuova legge elettorale tornano al voto e scelgono direttamente il nuovo sindaco Fernando Zara. Il 17 marzo del 1997 viene arrestato e nello stesso anno viene rieletto, governerà fino al 2000; nel 2002 viene eletto sindaco Alfredo Liguori, resta in carica fino al 23 marzo del 2006, il giorno dopo sarà sfiduciato da ben 16 consiglieri comunali che dinanzi al notaio Rosa Barra con le loro contestuali dimissioni determinano lo scioglimento del civico consesso. Nel 2007 al ballottaggio viene eletto Gennaro Barlotti, Fernando Zara pur avendo ottenuto 10 punti percentuali in più al primo turno non ce la fa. Il mandato di Barlotti dura poco più di un anno ed il 30 luglio 2008 si ripete quello che era accaduto a Liguori, 16 consiglieri comunali si dimettono contemporaneamente nell’assemblea cittadina: comune di Battipaglia nuovamente commissariato. Si voterà nel 2009, i Battipagliesi eleggeranno al ballottaggio Giovanni Santomauro (ex segretario generale del comune di Battipaglia): stessa storia, Gerardo Motta al primo turno è quasi al 50% dei consensi. Ma al secondo turno non ce la fa. L’ex burocrate di ferro, riesce a resistere sulla poltrona per 4 anni dopo di ché l’8 maggio del 2013 viene arrestato dalla DIA ed il comune sciolto per infiltrazioni mafiose.      

    

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