mariano

1988-2018 Battipagliese in C2 è un canto malinconico… l’opinione di Andrea Laganà

E’ vero, ci eravamo dati appuntamento all’anno prossimo ma è difficile, se non impossibile per chi ama questi colori non ritornare per un secondo a scrivere e soffermarsi su quello che è accaduto martedì. Martedì alle 18, martedì 15 maggio alle ore 18 presso il salotto comunale si è tenuto l’evento dedicato al trentennale di quella vittoria lì, quella di Castellammare di Stabia contro la Sarnese, quella della C2. Ricordate? Bene. Evento bellissimo, va detto, a tratti commovente. Complimenti vivissimi, quindi,a chi ha avuto questa idea, e cioè il giornalista de “Il Mattino” Paolo De Vita, che ha radunato sotto lo stesso tetto di nuovo i protagonisti di quella fantastica giornata (ed eccezione di mister Santosuosso e Condemi) a trent’anni di distanza. E non sotto un tetto qualunque, il tetto di una pizzeria, un ristornate o di un centro sportivo ma il tetto della casa comunale di Battipaglia. Un luogo simbolico, significativo, giusto per quell’evento. Però…però eravamo 4 gatti. Anche 3 ad essere sinceri. Permettetemi: è vergognoso! Dov’erano i tifosi? Dov’erano le persone di quella generazione lì? Dov’erano quelli di Castellammare? Dov’era la gente di Battipaglia? Dov’era la sindaca? E’ stato un canto malinconico, triste. Quei ragazzi, adesso divenuti signori, meritavano un minimo di considerazione perché hanno simboleggiato qualcosa in ognuno di voi e meritavano almeno un grazie, un applauso, un sorriso. Niente di tutto questo. Lo meritavano quei ragazzi e lo meritava quel signore in prima fila con i capelli bianchi e il sorriso amaro. Era Bruno Pastena, signori. Nei miei 20 anni di attività al fianco della Battipagliese mai e poi mai l’ho sentito parlare in pubblico di quella squadra, di questa squadra, della sua squadra. Invece martedì era lì, in prima fila. Sarebbe stata l’occasione buona per sbattergli le mani e chiedergli scusa. Sommessamente e con il capo cosparso di cenere. E invece niente, nessuno, zero. Mi dispiace per voi e abbraccio simbolicamente Paolo De Vita invitandolo e incoraggiandolo fortemente a non mollare e a continuare ad organizzare questi eventi qui, questi eventi in cui parte da dentro la battipagliesità che tutti cercano ma nessuno trova. Una battipagliesità fatta di sentimenti e non di ragione, di cuore e non di testa. Bene, martedì la battipagliesità era lì, in quel salotto comunale che cantava il suo canto malinconico nel vuoto di uno stanzone. 
 
P.S. Si sappia: i presenti martedì hanno urlato ancora una volta “gooolll” quando Condemi l’ha buttata dentro, qualcuno ha alzato anche i pugni al cielo in segno di vittoria. E’ accaduto 30 anni fa o martedì? E’ stato bellissimo…
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Battipagliese: è la salvezza dei battipagliesi… l’opinione di Andrea Laganà

Le sensazioni erano buone, molto buone. Le abbiamo percepite, annusate, ascoltate nelle settimane scorse. La squadra dava segnali di vita, di forza, di cattiveria. I ragazzi ci piacevano tanto sia quando giocavano e sia quando non giocavano. L’amalgamarsi di un gruppo regala sempre soddisfazioni. Un vecchio saggio della panchina diceva: “Un fenomeno ti fa vincere una partita. Un gruppo ti fa vincere i campionati”. Bhè, noi, per come si era messa la situazione qualche mese fa, è come se questo campionato l’avessimo vinto riuscendo nell’intento di cacciare il meglio di noi, il meglio di ogni battipagliese. Sembrava una finale play off domenica al “Pastena” per quanta gente ci fosse sugli spalti ed invece si stava giocando un “malinconico” spareggio play out con la Picciola (vi prego di evitare sorrisi amari di circostanza). C’è poco da fare: nelle occasioni che contano questo odiato e amato popolo risponde sempre presente. Vi odio e vi amo per questo, bastardi! E allora, tirando un bel sospiro di sollievo, che salvezza sia. La salvezza dei battipagliesi. Partendo dalla società e dal cocciuto presidente Mario Pumpo passando per quel folle del direttore sportivo Carmine Guariglia, dal professionale e mai banale dottor Della Corte, dal sofferente sugli spalti vice presidente Sergio Ferraiuolo, dal bravo e disponibile addetto stampa Giovanni Salerno, senza dimenticare il vero trionfatore e cioè il tecnico Gerardo Viscido e quel vecchio cagnaccio vincente del professor Di Concilio. Loro, tutti battipagliesi. Loro meritano di stare sul carro del vincitore e noi tutti sotto a sbattergli le mani. Chi si azzarda a metterci un solo piedino o una sola manina su quel carro deve essere fulminato all’istante. Al fianco di questa folle società una squadra operaia che ha trovato in Manzo il suo trascinatore nell’ultima parte di stagione, e una tifoseria commovente per quanto bella e appassionata. Ripartiamo da domenica. Da quell’entusiasmo. Stavolta, vi prego, non sprechiamolo.
P.S. Vivi e sentiti complimenti a mister Carmine Turco per la sua salvezza con il Faiano sul difficile campo del Positano. Quando si mettono d’impegno questi battipagliesi sanno essere anche bravi, oh…
P.P.S. Un saluto e un abbraccio caloroso anche a Merola che molto educatamente a fine partita ha mostrato il dito medio alla tribuna del “Pastena”. Ci è giunta voce che quel dito ha fatto la retromarcia. Altro non ci è dato di sapere.
All’anno prossimo, ragazzi! V’abbracc…

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Battipagliese, abbiamo un sogno nel cuore…l’opinione di Andrea Laganà

Probabilmente a qualcuno farà sorridere, ad altri farà tenerezze, ad altri ancora farà ribrezzo eppure c’è questo sogno nel cuore. Il volo in alto di K2 a 2,38cm. non ci ha distratto domenica. Quei telefoni erano bollenti quasi quanto la temperatura esterna. Chi c’era ha potuto raccontare a chi non c’era di un’altalena fitta di emozioni che conferma ancora una volta, soprattutto verso gli scettici e le malelingue, che questa squadra ha ancora voglia, ha ancora fame. Chi si immaginava un finale così? Chi si immaginava di giocare questi play out in casa? Se solo torniamo indietro di qualche mese sembra impossibile, oggi, vedere e raccontare tutto questo. Eppure non c’è ancora nulla in mano, nessuna salvezza è stata ancora acquisita, anzi. L’arma a doppio taglio del doppio risultato a proprio favore non dà certezze, anzi le toglie. La Picciola (senza che ridete…) verrà a Battipaglia senza nulla da perdere, alla ricerca disperata di una vittoria: è fuori discussione. Sarà una gara dalle mille emozioni e dal batticuore spasmodico. Almeno stavolta, per piacere, non fatevela raccontare, provate ad esserci al fianco della squadra domenica e non ve ne uscite con le solite frasi: “Ma che mi devo venire a vedere…” oppure “Si, però a Palermo…”. Basta. Tanto, amici miei, le luci a San Siro si accenderanno sabato sera, il K2 proverà a volare di nuovo in alto alle 18 e le vostre fidanzate, mogli, amanti e quant’altro, beh, per una domenica, vi prego, non rompessero i coglioni. Ci vediamo al “Pastena” per chi ha questo sogno nel cuore. V’aspett…
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Battipagliese, come sarebbe bello se…l’opinione di Andrea Laganà

Come sarebbe bello se…ognuno potesse aggiungere il proprio pensiero, la propria opinione su come si immagina questo finale di stagione. Ognuno ha il proprio sogno nel cassetto ma alla luce di quanto visto a Nola non possiamo non provare un minimo di orgoglio per questa squadra, per questi ragazzi, e, in egual misura, per questi tifosi. Inutile giri di parole o retoriche fuori luogo perché quando si vedono arrivare i tifosi bianconeri in trasferta è sempre una bellissima emozione. Punto e basta. Ascoltare i loro cori, sentire i loro incoraggiamenti, vedere la loro speranza nqqqegli occhi è da pelle d’oca. Sempre, soprattutto quando si è terzultimi in classifica in Eccellenza. Che bellezza. A fine gara, poi, ci si è messi a fare calcoli, ragionamenti, sogni. Come sarebbe bello se…E allora abbiamo cominciato a pensare di battere il Cervinara, il Castel San Giorgio, giocare i play out in casa contro Picciola, Faiano, Costa d’Amalfi. Insomma, si è detto e pensato tutto e il contrario di tutto. La ragione, avversaria temibile dei sentimenti in questo caso, ci obbliga a tirarci fuori da tutto e provare, a freddo, a capire cosa pensare per il futuro prossimo venturo. Tutto nei prossimi ventuno-ventotto giorni. Vi tralascio schemini, calcoli e incroci su campi diversi e quindi viene naturale fare la corsa sulla Picciola (Sant’Agnello già retrocesso in casa e Nola in trasferta) perché Positano e Costa d’Amalfi sembrano troppo lontane da raggiungere. Un play out, quindi, a Pontecagnano contro la Picciola sembra la soluzione più possibile. Poi, però, ci sono i sentimenti. E allora torna d’attualità un bel…come sarebbe bello se…
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Testa alta e petto in fuori: siamo sempre la Battipagliese…l’opinione di Andrea Laganà

Torniamo da Positano con un punticino, un punticino dal doppio sapore. Al termine della prima frazione era un punticino d’oro; al termine della partita forse è un punticino dal sapore amaro, amarissimo. Ma tant’è. Abbiamo sofferto nel primo tempo, abbiamo dominato nella ripresa ma il gol non l’abbiamo preso e non l’abbiamo fatto. Risultato giusto, direbbe qualcuno. Un pareggio che rimanda ad un’analisi positiva: usciamo sempre nella ripresa in queste ultime domeniche. E’ nei secondi quaranta cinque minuti, infatti, che ci rendiamo più pericolosi e questo conferma il fatto che la squadra sta bene atleticamente e mentalmente. C’è voglia di lottare fino al novantesimo. E’ quanto basta per continuare a credere in una salvezza che saprebbe di miracoloso allo stato attuale ma abbiamo il dovere morale di crederci e provarci fino alla fine. Mercoledì arriva il fanalino di coda Sant’Agnello al “Pastena”: obbligatoria la vittoria, obbligatori i tre punti senza se e senza ma. Poi la lunga pausa fino all’8 aprile quando si andrà a Nola, forse la squadra più in forma del campionato; Cervinara in casa e chiusura a Castel San Giorgio. Lì bisogna capire a che punto siamo, cosa possiamo giocarci ancora noi e loro per comprendere cosa realmente possiamo portarci via da casa loro. Affrettare ipotesi su chi preferire come avversario nei play out è prematuro. Ognuno delle pretendenti ha dei pregi e dei difetti. In casa nostra avremmo qualche possibilità in più, è indubbio, lontano dal “Pastena” abbiamo vinto solo a Mirabella Eclano e questo è altamente preoccupante. Solo il Faiano, onestamente, non farebbe paura in trasferta, le altre, invece, tutte le altre, si. Rimaniamo sull’uscio ad aspettare il domani cosa ci riserva.
P.S. Come si fa a rendere agibile un campo di gioco come quello di Positano? Come si fa ad iscrivere una squadra ad un campionato con un campo di gioco così? Ecco uno dei tanti mister del calcio regionale…

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Battipagliese e lo spirito di quel raccattapalle….l’opinione di Andrea Laganà

Tre partite, nove punti. Era questo l’incipit fino a domenica alle 14 e 55. Poi abbiamo visto la partita con il Faiano e ci riaggiorniamo con: tre partite, sette punti. Domenica mattina a Positano e mercoledì in casa con il Sant’Agnello ci si gioca una stagione intera. Non è utopia ma una semplicissima constatazione difficile da controbattere. Il Positano, però, è la squadra più forte, a mio modestissimo parere, tra quelle in lotta per i play out. Calciatori come Longobardi, Vallefuoco, Squitieri farebbero comodo anche a tantissime squadre che stanno lassù, ai piani alti, quasi in paradiso. Positano che poi fa del “De Sica” il suo fortino inespugnabile. Sarà una bella partita, ne sono sicuro. In dote, nel frattempo, dalla gara con il Faiano ci trasciniamo un agonismo enorme da parte dei ragazzi di Viscido. C’è una squadra che combatte, si sbatte, ci crede. Mi ha impressionato De Giorgi su tutti (bravi anche Consiglio e Manzo). Prima centrale difensivo, poi terzino a destra o a sinistra e infine interno di centrocampo nel secondo tempo arrembante della Battipagliese contro il Faiano. Proprio sui suoi piedi è arrivato quel pallone che poteva darci la vittoria. Niente, i piedi sono quelli di un difensore e si è visto. Palla in cielo e occasione sprecata. Ma a De Giorgi lo perdoniamo, a questi ragazzi li perdoniamo perché stanno sputando sangue ogni domenica. Gli va dato merito. A prescindere di come finirà questa maledetta stagione. Lo spirito di questa Battipagliese battagliera ed operaia è arrivato a contagiare anche quel raccattapalle dietro la porta. Ci avete fatto caso? L’avete visto voi? Proprio quando la Battipagliese premeva sull’acceleratore alla ricerca del gol del sorpasso, la palla è uscita sul fondo. Lui non ha perso tempo, ha preso il pallone che aveva tra i piedi e lo ha posizionato sul punto laterale dell’area di rigore piccolina per far battere velocemente Senatore, portiere del Faiano, che invece provava a perdere tempo. Che ci volete fare, a me questi gesti di attaccamento alla causa, di un romanticismo purissimo, mi fanno sempre piacere. Salviamoci: facciamolo per quel bambino…

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BATTIPAGLIESE, SARA’ SEMPRE ALLERUZZO AL ’93….L’opinione di Andrea Laganà

Era il 1 dicembre 2013. Era lo stadio “Simonetta Lamberti” di Cava dei Tirreni. Pioveva, tirava vento, tanto vento. Freddo pungente e a tratti insopportabile. Ma noi stavamo lì sotto quell’acqua e sotto quel vento. In panchina c’era Gigi Squillante. Vincemmo quella partita per 3 a 2 grazie ad un gol al minuto 93 di Fabio Marzio Alleruzzo. Chi c’era ricorda minuto per minuto di quella giornata, minuto per minuto di quella partita. Chi non c’era se l’è fatta raccontare da chi c’era o l’ha vissuta attraverso gli occhi miei e di Fabiano in radiocronaca. Si sarà fatto prendere anche lui dai carabinieri a cavallo? La mamma alla fine lo sarà andato a prendere? Chi lo sa…Inutile girarci intorno: è stata la gioia più bella degli ultimi decenni. Partita pazzesca, vittoria stratosferica e goduria incommensurabile.
Domenica scorsa eravamo a San Michele di Serino e ci siamo ritrovati a parlare, a raccontare di quella giornata, di quella partita pazzesca. Perché? Perché contro c’era “il” giocatore simbolo di quella giornata: Fabio Marzio Alleruzzo. Un amico di tutti dopo quel match. Vedete, basta poco per entrare nel cuore di questa gente, pochissimo. Basta un gol, basta quel gol e per tutti, indistintamente, sarai sempre “Alleruzzo al ‘93”. Fabio lo sa bene. Quel coro ad inizio secondo tempo verso di lui, quella mano prima alzata al cielo e poi sbattuta con vigore sul cuore sono il segno indelebile che quel ricordo è ancora vivo e vegeto in ognuno di noi. La sera, poi, sul suo profilo facebook sono arrivati i ringraziamenti alla tifoseria bianconera. Un gesto più unico che raro in questo calcio fatto di odio, antipatie e nemici. I commenti al post avevano un unico denominatore: Alleruzzo al 93’.
Ciao Fabio, amico nostro, amico di Battipaglia. A presto? Chissà…

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Battipagliese, solo gli ultras vincono sempre…l’opinione di Andrea Laganà

Sono innamorato della mia tifoseria. Ditemi che sono di parte ma c’è poco da fare. Trovatemi una squadra, una sola, in Italia, in Europa che si trova al penultimo posto di un campionato regionale e continua ad avere al suo fianco una tifoseria così. Una tifoseria che continua ad essere lì, in gradinata, al suo posto, a cantare, sventolare bandiere e suonare tamburi, inneggiando costantemente alla propria città, a Battipaglia, alla propria amata maglietta, la bianconera. Incredibile. Domenica li guardavo e ammiravo tutto ciò. Non esistono più gli anni della serie C, dimentichiamoceli. La Battipagliese vive da 20 anni in campionati regionali, un po’ di Interregionale ma nient’altro. La mentalità delle trasferte di Palermo, Ascoli, Perugia e compagnia bella è scaduta col tempo. Adesso va avanti questa nuova generazione che domenica a fine gara non ha contestato ma ha applaudito la sua squadra apprezzando il gioco, l’abnegazione e la voglia. Meritano di più questi ragazzi, è vero. La carta d’identità non gli ha permesso di aver vissuto gli “anni belli”, gli “anni d’oro” ma nonostante ciò sognano di vivere nuove gioie, nuove soddisfazione. Se lo meritano, lo dico con tutto il cuore. Adesso aspettano lì, nel loro settore, che questo incubo finisca il prima possibile, che questa annata scompaia senza lasciare amarezze, delusioni, retrocessioni. Eppure, se così dovrà essere, se Promozione sarà, loro saranno comunque lì, nel loro settore ad inneggiare a questa città e a quella maglietta senza vergogna e con il petto in fuori. Lo fanno e lo faranno anche per chi sta a casa, comodamente seduto in poltrona, con il telefonino in mano a guardare i risultati del campionato di Eccellenza e, sorridendo, gioisce per le nostre sconfitte. Lo fanno e lo faranno anche per chi sta davanti ai bar ad aspettare con ansia questa retrocessione per poter dare di gomito all’amico e dire: “Te l’avevo detto…”. Lo fanno e lo faranno per chi continua a fermarmi per strada e chiedermi: “Ma o’Battipaglia domenica dove va?”. Lo fanno e lo faranno perché in questo mondo solo gli ultras vincono sempre.

P.S. Sia ben chiaro: chi non ha voglia, chi non ha capito che qui si sputa sangue nel campo, non si fanno i tacchetti o le “rabone” ma si entra duro e si gioca con la voglia giusta, può stare tranquillamente a casa o tornare a giocare nel suo paese in prima categoria. Qui abbiamo bisogno di gente che lotta. Abbiamo bisogno di Tesoriero che urla verso i suoi compagni, di Casale che percorre 30 metri di campo per difendere un suo compagno di squadra “under” preso di mira da un avversario “over”, di Blasio (non del suo procuratore) che lotta come un cane arrabbiato. Voglio retrocedere ma non voglio avere il rammarico di non averci provato a salvare questa barca.

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