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Lo spostamento provvisorio dalla sede di lavoro da diritto al trattamento della trasferta

La trasferta consiste in uno spostamento provvisorio del lavoratore dalla normale sede di lavoro ad altro luogo di lavoro. Si distingue dal trasferimento per la temporaneità dello spostamento, legato ad un’esigenza temporanea del datore di lavoro. In assenza di una disciplina legale, della trasferta si occupano solamente i contratti collettivi, regolandone, in particolare, i risvolti di carattere economico. Al lavoratore inviato in trasferta viene riconosciuto dai contratti collettivi il diritto all’indennità di trasferta, che può avere natura retributiva, risarcitoria o “mista”: nel primo caso le somme erogate a favore del lavoratore rientrano integralmente nella base di calcolo del TFR e della tredicesima.  Non essendoci, come detto, una disciplina legislativa generale sulla trasferta o sulla relativa indennità, si rende necessario caso per caso vagliare ciò che le disposizioni dei singoli contratti collettivi prevedono a riguardo, prestando particolare attenzione ai principi elaborati dalla giurisprudenza. La differenza tra la natura retributiva o risarcitoria dell’indennità di trasferta non è di poco conto, dal momento che la legge - art. 51, c. 5 e 6 del D.P.R. n. 917/86 - prevede un diverso trattamento fiscale e contributivo da applicare alle somme corrisposte ai lavoratori inviati in trasferta, a seconda che si tratti di compensi o rimborsi spese. Infatti, nel caso in cui l’indennità in questione abbia natura retributiva, le somme erogate a favore del lavoratore andranno “incluse nella base di calcolo dell’indennità di anzianità ex artt. 2120 e 2121 c.c.” (Cass. 30/10/2002, n. 15360, in Lav. nella giur., 2003, 273): a tal proposito, la giurisprudenza ha stabilito che “l’indennità di trasferta, quando costituisce una stabile componente della retribuzione, è un elemento retributivo computabile nella retribuzione annua ai fini del TFR” (Cass. 24 febbraio 1993, n. 2255). Inoltre, “qualora si tratti di “diaria” corrisposta in maniera fissa a fini retributivi, gli importi erogati saranno computati nel calcolo della 13ª mensilità per il 50% del loro ammontare” (Trib. Milano, 18 febbraio 1989, inedita). Qualora le disposizioni del contratto collettivo non fossero sufficientemente precise riguardo la natura dell’indennità di trasferta, si rende necessario l’intervento del giudice.

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Ultima modifica ilLunedì, 20 Maggio 2019 07:22