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Imposta di successione, franchigia per i parenti stretti

L’imposta di successione è una tassa che grava sui chiamati all’eredità del patrimonio lasciato dal defunto. Va sulla base della dichiarazione, da presentare entro 12 mesi dalla data di apertura di successione all’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia delle Entrate deve calcolare l’ammontare della imposta e valutare le franchigie da applicare agli eredi. La dichiarazione non è obbligatoria quando il patrimonio del defunto non supera 100.000 euro e in questo non sono compresi beni mobili e diritti immobiliari.  Nel calcolo dell’imposta viene tenuto conto delle franchigie, ovvero le soglie esenti da tassazione, e delle aliquote diverse a seconda del grado di parentela dell’erede. Coniuge e figli, parenti stretti: possono usufruire di una franchigia di 1.000.000 di euro. Ciò significa che se questi ricevono in eredità ad esempio una casa, non devono pagare l’imposta di successione se il valore catastale dell’immobile non supera la sopracitata soglia relativamente alla propria quota ereditaria. Se questa supera la franchigia si dovrà pagare la tassa sulla parte eccedente. In questo caso, l’aliquota da applicare è del 4%. A questa vanno aggiunte l’imposta catastale e ipotecaria, quando si tratta di immobile in successione. Fratelli e sorelle: la franchigia è di 100.000 euro. Se la propria eredità è superiore alla soglia, si dovrà pagare la tassa relativa all’importo in eccesso e verrà applicata un’aliquota pari al 6%. Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea correlata entro il 3° (zii, nipoti, cugini di primo grado, suoceri e cognati): non si applica alcuna franchigia e l’aliquota fissata è al 6%. Altri:non è prevista una franchigia e si applica aliquota dell’8%. Eredi disabili: la franchigia è di 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela che lega il defunto e l’erede. Bisogna comunque pagare le imposte catastali e ipotecarie (2% sul valore catastale dell’immobile).

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